Cooperativa Sociale Areté
Quando il digitale profuma di terra umida e libertà
Una delle più storiche cooperative sociali in Italia: Areté utilizza l’agricoltura biologica come strumento di reinserimento carcerario, fin dall’87. Oggi è anche uno dei maggiori ingrossi del Nord Italia per frutta e verdura bio.
Il valore delle persone
Immaginate il pranzo della domenica in una casa di campagna, negli anni Novanta. Una casa di quelle con cucina e soggiorno insieme. Quella che oggi ti venderebbero come open space
Se mi chiedessero di disegnare la cooperativa Areté, la rappresenterei così. Una casa con i muri spessi, la tavolata apparecchiata e la stufa accesa davanti a un divano con qualche molla un po’ andata.
Areté è stato il primo cliente di Genoma. La prima realtà dove abbiamo iniziato. Le prime persone che ci hanno dato fiducia. La prima volta quel cancello grande di Torre Boldone l’ho varcato nel 2017. L’obiettivo era fare un’analisi della comunicazione web di allora. Da lì è partito tutto: prima l’analisi, poi i Social, l’offline e tutto quello che ne è seguito.
Areté nasce con l’obiettivo di dare una seconda possibilità alle persone più fragili. Il cuore di tutto è il reinserimento sociale: usare l’agricoltura e il lavoro manuale per permettere a chi è rimasto indietro di rimettersi in gioco e ritrovare la propria dignità. E abbiamo dovuto capirlo davvero, per poi poterlo raccontare nel modo giusto.
Negli anni ci siamo cimentati in tantissime attività: piani editoriali, sponsorizzate, newsletter, programmi fedeltà, corsi, eventi… Ma non è stato un lavoro fatto solo davanti ad un monitor: è stato un percorso fatto di scarpe infangate di terra.

Abbiamo iniziato costruendo un dialogo virtuale con i clienti: abbiamo aperto le pagine Social e abbiamo pubblicato la vita della cooperativa.. Abbiamo proseguito rimettendo a posto il sito, perché volevamo che comprare una cassetta di verdura online fosse facile quasi come sceglierla in negozio. Poi sono arrivate le newsletter dedicate alle offerte e tutto il resto.
In mezzo, negli anni, ci sono le persone. Ci sono Franca, Massimo, Franco, Ciro, Dario, Federica, Anna, Popo, Silvano, Marco, Bruno, Laura, Renato e tutti gli altri. Ci sono le loro storie, le loro particolarità, il loro modo di accoglierti ogni volta. Perché alla fine i luoghi che frequenti finiscono per influenzare la persona che sei e, di riflesso, anche il modo in cui lavori.
Frequentare Areté per tutti questi anni ha cambiato il mio modo di vedere le cose: mi ha insegnato a guardare alla sostanza più che alla forma. Oggi la cooperativa di Torre Boldone è davvero uno dei miei posti del cuore. Uno di quelli da voler condividere con le persone a cui tieni.
Se mi chiedessero di disegnare la cooperativa Areté, la rappresenterei come il pranzo della domenica. Una di quelle domeniche con tante persone, in cui c’è qualcuno che apparecchia la tavola, qualcuno che cucina e qualcuno seduto sul divano con una coperta di lana sulle gambe, di quelle che pungono un po’. Tutti che chiacchierano con la stufa calda che va.

Obiettivi e criteri di successo
Una strategia integrata su 3 pilastri



